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ARCHITETTURA NELL’OCCIDENTE GRECO: Intervento pilota di restauro nei templi “C” ed “E” di Selinunte Progetto esecutivo
luglio 2014



Committente: Assessorato Beni Culturali e Ambientali dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Trapani
In collaborazione con: studio De Cola Associati di Messina, EUPRO s.r.l. di Ragusa

Il SITO
Adagiata su una serie di plateau che digradano sul mediterraneo, Selinunte, la più occidentale delle colonie greche di Sicilia, fu fondata tra il 650 (secondo la datazione di Diodoro XII, 59, 4) e il 627 a.C. (Tucidide VI, 4, 2), da coloni provenienti da Megara Hyblea e da megaresi venuti dalla Grecia. La città divenne ben presto grande e potente, tanto da poter essere considerata, fino al momento della sua prima “distruzione” nel 409 a.C. da parte dei Cartaginesi, come la seconda città di Sicilia. Subì una seconda “distruzione” nel 250 a.C. e da allora divenne soltanto un piccolo insediamento rurale con poche e sporadiche presenze nei periodi successivi. Insediatisi sull’attuale acropoli, i coloni, crearono un vasto abitato a nord, sulla collina di Manuzza, e a ovest, oltre il fiume Selinus, sorsero i santuari extra urbani della zona cosiddetta della Gaggera, mentre sulla collina orientale furono eretti  i tre grandi templi dedicati alle divinità poliadi (E, F e G). Ad ovest e a nord si estendevano, infine, le necropoli. Il principe di Torremuzza, primo Custode per il Val di Mazara, al termine dei lavori al Tempio della Concordia, riferendosi a Selinunte, annota: “penso ora di rivolgere le mie cure e rimettere per quanto fosse possibile qualche pezzo dell’antico sorprendente tempio ch’era nella città di Selinunte, le cui macerie sono con stupore riguardate per una meraviglia delle antichità per la sterminata mole della colonna, architravi ed altri pezzi che giacciono in terra”, ma la prematura scomparsa del principe e l’esigua dotazione finanziaria, portarono probabilmente a desistere da questi intenti, di cui comunque non rimane alcun traccia tra i documenti d’archivio.
Il presente progetto di restauro si articola in due parti funzionali:la prima riguarda il restauro delle superfici lapidee e delle strutture del colonnato nord del tempio C; mentre la seconda prevede il recupero delle integrazioni nel tempio E.Il progetto, dunque, mira al restauro di porzioni dei due monumenti, ma contestualmente ha come obiettivo la messa a punto delle operazioni più idonee per la conservazione degli stessi, sia dal punto di vista delle superfici costitutive che dal punto di vista strutturale, un intervento che potremmo definire una sorta di “laboratorio aperto” per il restauro e la conservazione dei monumenti selinuntini.
TEMPIO C
Le categorie di intervento previste sul tempio “C” fanno riferimento a lavorazioni base relative alla conservazione delle superfici originarie e di integrazione del colonnato settentrionale. Si conseguono le seguenti fasi operative: preconsolidamento, pulitura, consolidamento, riconfigurazione e protezione finale delle superfici. Sono inoltre previsti degli interventi di carattere strutturale, in particolare la messa in sicurezza degli elementi architettonici maggiormente degradati tramite barre in fibra di carbonio. Le colonne sono caratterizzate da ampi fenomeni fessurativi dovuti dall’ossidazione dei ferri, da microfratturazioni superficiali, distacchi del materiale lapideo originale con fenomeni di alveolizzazione, erosione, distacchi, fessurazioni e scagliature, ma anche ampie zone lacunose con grosse cavità e presenza di elementi tutori in corrispondenza dei capitelli.
TEMPIO E
Il progetto di restauro è suddiviso in due categorie operative: la prima, sulla totalità della superficie del tempio, che riguarda il restauro delle integrazioni in calcestruzzo ed i fenomeni di perdita di materia; la seconda, che prevede un intervento “pilota” localizzato in un’area campione su cui è previsto il compimento di tutte le fasi del restauro.
Il “progetto pilota” consta di interventi suddivisi in due tipologie operative, gli interventi diffusi e gli interventi localizzati. Questi ultimi sono legati soprattutto al restauro delle vecchie integrazioni e prevedono il ripristino di stuccature e malte di integrazione degradate. Gli interventi diffusi invece includono l’eliminazione della patina biologica tramite disinfestazione, pulitura generale di tutte le superfici e consolidamento delle cavità interne.