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Restauro del Palazzo del Principe di S.Vincenzo, o case Ingraiti, in via Celso a Palermo
luglio 2009



Committente: Privato
Strutture: Ing. Fabrizio Letizia
Impianti: Ing. Massimo Aiello
Importo delle opere: ca. 1.500.000 euro
Impresa: Co.San. S.r.l.
Fonti di finanziamento: Contributi per il recupero del Centro Storico di Palermo L.R.25/93

Vedi articolo sul Giornale di Sicilia del 17 settembre 2008

Pubblicazione su METAMORPHOSIS 2006 architettura in digitale

L'edificio, che nel diciottesimo secolo era parte del Palazzo del Principe Alessandro Vanni La Torre di S.Vincenzo, (Villabianca) ed era appartenuto nel '600 al medico Giovanni Pompilio Sicco e a tale Giovanni Marotta, Procuratore fiscale della Gran Corte (V. Di Giovanni), viene restaurato e finalizzato alla nuova destinazione di Casa Vacanze per il piano rialzato ed il primo piano, e di residenza per gli altri due livelli. L'edificio spicca tra i vicoli Marotta e il vicolo Ragusi su quote diverse, e risulta composto da quattro elevazioni fuori terra, su vicolo Ragusi e cinque sul sottostante vicolo Marotta; qui il pianoterra impegna parte dell'impronta, essendo contro terrapieno. La conformazione planimetrica attuale, riassumibile in uno schema a blocco con chiostrine interne, per la mancanza di allineamento in piu' punti della struttura muraria primaria, per la diversita' degli spessori delle stesse tra la parte nord-occidentale e la parte sudoccidentale, e' testimonianza delle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli. L'edificio e' caratterizzato da una volumetria di poco meno di 10.000 mc, da un impianto tipologico frutto di aggregazioni e modificazioni e da un assetto distributivo di medie dimensioni. La sola presenza di una bifora, citata da Spatrisano su Lo Steri di Palermo e l'architettura siciliana del trecento, incastonata sul prospetto di vicolo Marotta, ad una quota intermedia tra i solai di primo e terzo piano, riferisce di una Palermo medievale ad un paio di secoli ancora dal Viceré Colonna. L'apertura, posta in corrispondenza della terza elevazione e' incorniciata da una larga ghiera decorata con dentelli piramidali quadrilobati, ripetuti lungo la linea di imposta e dall'occhio centrale traforato con motivo a stella, gli archetti della bifora oggi priva del concio centrale di imposta, della colonnina tortile e del pulvino poggiano su piedritti dallo spigolo smussato conclusi da peducci decorati a motivo fitomorfico. Il concio centrale di imposta ed il pulvino sono stati ritrovati durante le operazioni di rilievo. Il concio centrale presenta uno stemma raffigurante un leone rampante con vessillo, entrambi verranno ricollocati in posizione. Tranne l'interessante reparto medievale, la configurazione dei fronti esterni e' frutto di un rifacimento ottocentesco; la ripartizione e' definita da cornici marcapiano poco accentuate e dal cornicione rettilineo della terza elevazione, agli angoli inquadrano l'edificio fasce decorative con motivi di conci alternati, le aperture sono definite da semplici cornici e arricchite solo al piano nobile da mostre architravate sostenute da mensole a voluta con motivo fitomorfico e fregio con rosette. L'apparecchio murario ai piani inferiori in corrispondenza della bifora, e' la traccia di maggiore spessore rilevata sull'intero edificio. Il progetto di restauro, redatto ai sensi del Piano particolareggiato esecutivo e con il supporto del Manuale di recupero del Centro Storico di Palermo di Paolo Marconi, prevede il ripristino della compagine del fabbricato demolendo le superfetazioni sulle chiostrine e sul fronte prospiciente il vicolo Ragusi al terzo piano. Verra' effettuata la scomposizione dei solai lignei per la maggior parte collassati; la stima dei lavori prevede l'integrale sostituzione con solai in ferro e tavelle. Verranno realizzate opere di puntuale ripristino di contesti strutturali non piu' efficienti: travi, architravi, stipiti, l'intera superficie delle coperture. Tutte le superfici intonacate verranno rinnovate con il tradizionale grassello di calce, nei colori originari. Il restauro della bifora su vicolo Marotta (su cui grava il citato vincolo ai sensi della 364/09) ha comportato un particolare studio e la consulenza di operatori specializzati.

 

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