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Concorso di progettazione internazionale relativo ai lavori di realizzazione del completamento del Waterfront di Reggio Calabria
giugno 2005



PARTECIPAZIONE AL CONCORSO

Progettisti: De Cola associati (ing. Bruno De Cola, ing. Sergio De Cola, arch. Oreste Marrone, arch. Gualtiero Parlato), arch.Sebastiano Di Mauro
 
dalla Relazione generale...Il water front nella città d’acqua è il modo più particolare e diretto di intervenire sul “cuore della città” che ha ridato dignità e decoro al luogo più prestigioso, "il chilometro più bello d’Italia", come lo definì D’Annunzio.
Il concorso con l'obbiettivo di definire la conclusione a nord e sud della via marina, riprendere in mano le sorti della città, riaprire i grandi interrogativi sulla sua forma e il suo senso: non finire, ma al contrario dare un nuovo inizio a pensare Reggio in grande, come fece il Piano Mori alla fine del ‘700 e il Piano De Nava all’inizio del ‘900, come si tentò con la “Grande Reggio” degli anni trenta, come infine fece Ludovico Quaroni con il Piano del ’70. Quella fu l’ultima stagione in cui si espresse una grande ambizione: rifondare la città alla massima dimensione, proporla come “città dello stretto”, data dalle due sponde - Reggio e Villa trenta chilometri di città lineare sulla costa calabrese e Messina, città lineare, da Tremestieri e Capo Peloro - unite dal Ponte dello Stretto. Quaroni volle disegnare questa grande utopia, cercando nei segni territoriali alla grande scala un nuovo ordine urbano. Ma quell’utopia non potè diventare realtà, anche perché fu pensata come idea-guida, schema direttore, di un processo che doveva continuare nella progettazione alle scale inferiori, luogo per luogo. Senza questo secondo livello, più attuativo, la grande visione non poteva atterrare sul concreto suolo urbano. Restò sospesa, lasciando spazio alla sua interpretazione peggiore, alla deregulation e all’abusivismo degli anni ’80 e ’90. Un solo segno è riuscito a prendere corpo: proprio la via Marina. La grande intuizione di Quaroni di “avvicinare” la città al suo mare, eliminando la barriera del ferro che corre parallela alla costa, non rimase sulla carta. Le Ferrovie accettarono di smontare e rimontare chilometri di binari per scendere sotto il livello della strada in galleria artificiale. Al posto della fascia dei binari la città si trovava a disposizione una grande passeggiata, direttamente affacciata sul mare con a sud, sullo sfondo, la grande emergenza dell’Etna. Così la città non ha soltanto acquisito il proprio “salotto di prestigio”, ben più significativo dello stretto spazio del Corso: ha, in più, superato la dimensione locale dell’Asse interno del Piano De Nava, per confrontarsi con la linea di costa, conquistandone il tassello più importante ma, implicitamente, iniziando un processo di “riappropriazione urbana” che potrà raggiungere Villa S. Giovanni a nord e Pellaro a sud.Non quindi completamento di un’opera di decoro urbano, ma inizio della messa a sistema (lineare) di un water front di trenta chilometri. In questo senso le due aree proposte dal Bando (1 e 2) sono, contemporaneamente, le testate e  conclusione della passeggiata della via marina e il punto di inizio di due fasce di riconversione urbana, quasi ininterrotta, che si prolungano a nord e sud, pur rappresentando il luogo di massima valorizzazione della città lineare Reggio-Villa. In termini geografici di conurbazione lungo il fascio di ferrovia statale e autostrada, la città lineare ormai si è quasi completamente formata, per successive saldature tra Villa S. Giovanni, Gallico e Catona, anche a S. Caterina Sbarre sino all’Aereoporto e poi a Pellaro. Ma non in termini di volontà progettuale, di atti strutturanti e di ricucitura riqualificativi. Non in termini di Architettura della città e del Paesaggio, come invece potrebbe essere tentato, investendo sulla qualificazione spaziale della costa. Vi è quindi una doppia dimensione di “renovatio urbis” quella minore dello spazio centrale della via Marina e quella più ampia della sequenza lineare territoriale della linea costiera.