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Restauro di Palazzo Bonanno di Castellana a Palermo
marzo 2009



Progetto generale: arch. Angela Di Noto
Strutture: Ing. Fabrizio Letizia
Impianti: ing. Massimo Aiello
Ricerche storiche: arch. Gaetano Brucoli
Committente: Privato
Impresa: Co.San. S.r.l.

Importo delle opere: ca. 3.500.000 euro

La compagine architettonica oggetto dell’intervento ricade a cavallo dell’antica cinta muraria del Cassaro medievale e, frutto di successivi interventi costruttivi che ne hanno progressivamente ampliato l’originale configurazione spaziale, possiede oggi un’articolata conformazione spaziale e planimetrica generate dalla progressiva aggregazione e rifusione di molteplici corpi edilizi tra loro originariamente non comunicanti. La struttura di palazzo Castellana manifesta chiaramente il processo costruttivo fin qui brevemente richiamato: il suo ingresso principale avviene sul lato interno a quello che era l’antico Cassaro, dalla piazza delle Vergini, ed ha una organizzazione spaziale e decorativa riconducibile al XVI-XVII sec. Diversa la situazione del lato opposto dell’edificio, quella prospettante lungo l’attuale via Venezia. Quest’ultima facciata si caratterizza per una notevole frammentazione compositiva manifestando l’originaria molteplicità delle differenti unità edilizie nel tempo rifuse ma mai ricomposte ad un’unità sotto il profilo formale o strutturale.

Un seppur minimo elemento unitario caratterizza invece la parte basamentale della facciata del palazzo rivolta sulla medesima via Venezia. Anche se fortemente degradato da dissesti ed interventi di trasformazione è ancora oggi distinguibile la struttura di un semplice porticato sorretto da robusti piedritti e sovrastato da una cornice che sorregge una balconata.
Come è intuibile dalla chiarezza progettuale e dalla sua presenza lungo l’intera fascia basamentale dell’isolato prospettante su via Venezia, questo elemento giustapposto non può essere qualificato come una superfetazione ma fa bensì parte di un disegno complessivo finalizzato a racchiudere perimetralmente l’antica piazza Nuova.
Questo portico, presente lungo via Venezia, rispettava un preciso passo e ritmo di pieni e di vuoti, un basamento continuo che si protraeva idealmente a partire dal mercato della Vucciria: semplificandone, infatti, forme e decorazioni, si richiamava e costituiva l’ideale prosecuzione del porticato realizzato nel XVIII secolo per volontà del vicerè Caracciolo nella vicina ed omonima piazza. ll portico innestato in corrispondenza della struttura muraria dell’originaria parte basamentale dell’edificio, venne realizzato negli anni fra il 1822 ed il 1824 a seguito delle demolizioni del rione Conceria ordinate dal generale Nunziante a seguito dei moti di rivolta del 1820 che avevano visto questa parte della città quale principale protagonista.
Il porticato era originariamente disposto su entrambe le facciate della piazza generata a seguito delle demolizioni realizzate dal Nunziante, la cosiddetta “piazza Nuova” e, soprattutto nella sua parte settentrionale, quella demolita a seguito della realizzazione degli interventi edilizi di epoca fascista, possedeva una chiara definizione formale riconducibile alla successione di uno schema che si richiamava all’aspetto di una “serliana” .
Il senso di unità compositiva era ulteriormente accentuato dalla presenza della lunga balconata sovrastante la cornice di pietra che riquadrava superiormente la loggia delle botteghe.
Le ferrate che sormontano ancora oggi la balconata sono ancora quelle originali, così come testimonia la riproduzione fotografica del 1929 relativa all'isolato posto a nord che delimitava il lato lungo della piazza, oggi non più esistente. 
A seguito della demolizione definitiva del rione della Conceria eseguita durante il regime fascista, venne raso al suolo l’intero isolato che chiudeva il lato settentrionale della piazza, rimanendo fino ai nostri giorni solamente quello meridionale, meno simmetrico e ripetitivo sotto il profilo formale ma che consente comunque di apprezzare le caratteristiche costruttive e decorative dell’impianto originario della loggia, pur attraverso le innumerevoli manomissioni che ha subito dalla sua realizzazione.
Risulta interessante sottolineare che la definizione compositiva di questi elementi che circoscrivevano la piazza doveva essere talmente radicata che lo stesso edificio condominiale realizzato durante il Ventennio, in luogo dell’originaria facciata settentrionale della piazza, è stato realizzato riproponendo, in corrispondenza della prima elevazione e chiaramente con un linguaggio formale in chiave moderna, il medesimo lungo balcone della loggia ottocentesca.
Altro elemento caratterizzante l’isolato di Palazzo Castellana, lungo il fronte di via Venezia, è la presenza, in corrispondenza del civico 116, di un fornice sovrastato, oltre che da uno degli elementi della loggia precedentemente richiamata, anche da due archi di scarico/sbadaccio sovrapposti, uno dei quali, quello superiore inglobato nella muratura della facciata.
Questi elementi strutturali, assieme ad una stretta scala lapidea e ad uno stretto ed allungato cortile lastricato chiuso posto alle loro spalle, denunciano la presenza di un antichissimo vicolo, in parte coperto, che univa la via dei Patitelli, oggi corrispondente alla via Venezia, con la Salita Castellana ed il piano di San Teodoro.
La presenza del vicolo è oltremodo segnalato dall’esistenza di murature che al livello di piano terra indicano in forma evidente l'esistenza e lo sbocco del vicolo. 
Il vicolo, che rimase aperto almeno fino alla fine del XVIII sec., prendeva il nome di “acchianata” o “scinnuta” di Porta Oscura, una delle porte urbane medievali dell’antica cinta muraria del Cassaro, che si apriva a metà circa della lunghezza di tale vicolo. Il nome della porta è forse da attribuire all’obiettiva situazione spaziale dei luoghi, ancora oggi poco illuminati dalla luce solare.
Ancora oggi, a metà di quello che doveva essere il vicolo ed in corrispondenza della sua attuale parte terminale esiste un piccolo e stretto ambiente voltato che dovrebbe corrispondere all'antica porta e che mantiene ancora parte dell’antico intonaco che ne rivestiva le pareti.
Molti studiosi hanno ipotizzato la coincidenza fra la medievale porta oscura e la ben più antica porta araba della città, denominata Bab as-sifa o “Porta della salute”, che prendeva il nome dalla vicina ed omonima sorgente che sgorgava in vicinanza dell’attuale monastero delle Vergini, sul lato di via Venezia. Se vi sia o meno coincidenza fra le due porte, non è certo e solamente una ricerca di carattere archeologico potrebbe attestarlo, rimane comunque il fatto che l’attuale cortile corrisponde all’antico vicolo che prendeva il nome dalla presenza di Porta Oscura.

Il progetto interviene:
1. sul cortile della "Porta Oscura" dove l’Amministrazione comunale chiedeva di porre massima attenzione nel recupero della spazialità.
2. in via Venezia con il mantenimento e il restauro del basamento sormontato dalla balconata, ancora oggi esistente, testimonianza importante del nuovo assetto dato nel 1824 alla nuova piazza del mercato "piazza Nuova"
3. con la ridistribuzione interna o un cambio di destinazione d'uso di tutte quelle unità che non prevedevano un uso compatibile con le altezze esistenti o con la destinazione d'uso del singolo vano.
4. con la rimodulazione e il ridimensionamento di alcune aperture sui singoli fronti che non rispettano tipologie e dimensioni usuali in quanto frutto di ampliamenti e superfetazioni succedutesi nel tempo.

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